Palm addomestica l'ultimo dei Moicani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Palm fa suo Be.

Il 27 luglio scorso a molti non sarà sfuggito l'annuncio dell'ennesimo spinoff in casa 3COM.
Non ci eravamo ancora abituati agli scossoni dell'allora neonata Palm Inc., staccata dal costato del gigante delle telecomunicazioni per finire con l'essere società autonoma del gruppo 3Com, schizzando subito alle stelle del Nasdaq per poi mordere molto presto la polvere nel dotcom crackdown, che ora da quel vecchio neonato si decide di creare fin da subito una nuova Eva che riesca a scomporre il sali-scendi del titolo, separando i destini dell'hardware (in questo momento colpito dalla deflazione) da quelli del software (che continua a detenere un autentico monopolio –80% del mercato contro il 53% nei dispositivi Palm).

Nascerà così una sussidiaria "Platform Solutions Group" che si occuperà degli applicativi per una galassia di marche, tenendo testa all'agguerrita incursione di Microsoft che con il suo PocketPC sta colpendo nel suo target preferenziale: imprese e maniaci della potenza.

Palm precisa che “Questo non è che un passo per creare una maggiore concentrazione e dimostrare quanto siano serie le intenzioni di costruire il business dei sistemi operativi”.
Detto fatto il gigante ha affondato la forchetta in uno fra i pochi sistemi operativi di indubbio interesse: il Be OS ideato dal gruppo dell’ex-cupertiniano Jean-Louis Gassée.

“Be! Chi è costui?”


Fuoriuscito alla fine degli anni ’80 dai laboratori di Apple, questo francese a stelle e strisce ha fondato la sua società nel 90 con il chiaro intento di porre le basi per l’OS che avrebbe portato Apple nel futuro del mutitasking, multiprocessing, multiutenze e soprattutto memoria protetta, senza scordare la forte aspirazione alla multimedialità.
Lo propose alla gestione Amelio per 200 milioni di dollari e non accettò la contro-offerta di 125, determinando così la fine dei rapporti con Cupertino e l’inizio di un fatale declino.

Jobs entrò ricevendo più del doppio di quanto chiedeva Gasse e fra le prime operazioni che fece vi fu quella di chiudere i rapporti con i produttori di hardware compatibile e con i concorrenti del suo NeXt (oggi il poco convincente OSX).

Chi poté apprezzare le straordinarie prestazioni di Be sui PowerMac dovette rinunciarvi passando al G3 del cui progetto Gasse non ricevette mai le specifiche in quanto non gli venne più consentito in alcun modo di mordere la mela non più iridata.
Be dovette passare ai PC: macchine e soprattutto mercati promiscui e spuri che richiedevano molto più lavoro e personale di quello speso per sviluppare per Apple.
A nulla servirono i soldi arrivati da diverse società, prima fra tutte Intel, al fine di promuovere un’alternativa user friendly a Windows.
I risultati in termini di potenziamento dell’interfaccia e di compatibilità furono ben poco entusiasmanti.
Nonostante questo la comunità degli evangelisti e amatori non era delle più esigue e nomi come Opera svilupparono per Be.
L’ultima a crederci è stata Sony che ha usato la versione compatta e dedicata di questo OS per produrre la sua Internet Application eVilla. Ma neppure questa fu sostenuta a sufficienza dai giapponesi e ora che Palm nega di volere supportare Be come OS a sé stante e con lui i dispositivi che ne fanno uso, anche il futuro di eVilla è quantomeno a rischio.

La domanda che ci si pone allora è: “Perché comprare un software per farlo morire?”.
Gli 11 milioni di dollari pagati da Palm per consentire allo staff di Be di pagare debiti e sostenitori non sono certo poca cosa.

Nuova tecnologia palmare

Porta in casa conoscenza, assumendo 50 degli attuali 57 impiegati guidati temporaneamente da Gasse per affrettare la transizione delle competenze alla piattaforma Palm. E porta tecnologia a pezzi.

Il punto forte di Be rispetto agli altri OS è la scomposizione dei compiti in un numero notevole di sottoprocessi adattivi, in grado di sfruttare il processore in maniera molto efficiente, tecnica che paga soprattutto nella multimedialità, ambito nel quale Be resta del tutto insuperato.
Prendete un vecchio PowerMac con Be e il più potente dei G4 di oggi equipaggiato con OS X e confrontate le animazioni o i filmati nell’uno e nell’altro per scoprire che potreste avere nostalgia della vecchia macchina.
Il confronto con Windows sarebbe sleale.

Peccato che quello che mancherà sempre a chi –come il sottoscritto- ha provato a comprarlo, release dopo release (anche ora che era gratuito), sono gli applicativi e la compatibilità delle periferiche.
Questo non è certo il problema dell’erede del Newton OS, anche lui generato da Apple, Palm OS a cui invece manca la potenza necessaria per il supporto della multimedialità. In vista dei nuovi Risc promessi da Motorola (ben nota in mondo Apple) o dall’eventuale alternativa Intel (StrongArm), gli sviluppatori di Be avrebbero buon gioco per replicare l’elegante riuscita del microkernel al cuore dei sistemi desktop rendendo impressionanti le performance dei computer più piccoli e semplici.

Possiamo immaginare i nuovi Sony Clié multimediali o i futuri Handera che ci restituiscono immagini, filmati e suoni nel mentre che stiamo scambiando posta o compilando un foglio elettronico nel nostro piccolo mostro di tecnologia.

Evviva! Non ci rimane che chiederci: “Chi veramente trarrà beneficio da tutto ciò (anche se ci è chiaro che non dovrebbe essere Microsoft, la quale peraltro più che la multimedialità cavalca il potere conquistato nelle aziende)?” “In mancanza dell’ultimo OS non Windows o Unix, il futuro del PC è veramente segnato dalla soluzione del binomio “monopolio/morte del PC” (variante notoriamente amata dai nomadi)?”

Ai posteri l’ardua sentenza! (sempre che debba ancora interessare a qualcuno).

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