Il Decalogo del Tecno-Nomade

 

 

 

 

 

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In molti si domandano in che cosa consiste l'idea di tecno-nomadismo a cui si rifà Nomadware, visto che non è mai stata esplicitata organicamente. Noi tendiamo a dire che se ci fosse una regola non sarebbe più nomade, ma alcuni replicano che è troppo poco e potrebbe sembrare una scusa per coprire l'ennesima eZine tecnofila come ce ne sono tante. Visto che il più delle volte proprio così appaiono le nostre notizie, ci è sembrato opportuno tracciare una mappa di quest'idea e, favorito dal clima vacanziero che mi rende - ahivoi - particolarmente fertile e prolisso, lo faccio con il gioco del decalogo. Quella che abbozzo qui è una pre-release, in attesa di suggerimenti e idee da parte vostra, che però può essere utile per gettare le basi di uno stile. Ecco dunque il primo elenco.

Il Decalogo del Tecno-Nomade
rel. 0.1
1. Prima di tutto la libertà.
2. Tutto ciò che non è semplice, se non è sbagliato, è quantomeno imperfetto.
3. L'interfaccia migliore è quella che non c'è.
4. La potenza è data dal numero di operazioni per compito diviso la dimensione dell'oggetto usato.
5. Il troppo stroppia e quello che "potrebbe servire" non verrà mai usato.
6. L'atto è personale, la memoria (il ricordo, l'archivio, la storia...) collettiva è pronta a cambiare padrone (per meno di trenta denari).
7. Il pensiero e il messaggio sono individuali, l'intelligenza e la comunicazione collettivi.
8. Il vero senso della legge di More è che ogni anno e mezzo la gente deve inventarsi delle idee, dei compiti e delle fatiche nuove per giustificare la crescita tecnologica.
9. L'ufficio migliore è quello che non c'è, ma un capo volitivo è sempre meglio dell'automazione del lavoro e della vita.
10. Nomade è Ibrido e l'ibrido è una condizione del nuovo e della varietà (e quindi della libertà).