La libertà domestica

 

Abituati ai soliti PC scatoloni che fanno di tutto in maniera complicata, ma non sempre quello che serve in maniera semplice, credevamo che la sola alternativa fosse costituita dagli originali iMac, che comunque sempre computer sono. I computer hanno bisogno di un sistema operativo che cambia ogni anno, o anche meno, montano programmi complessi e costosi, sfruttati in genere al 20% delle loro possibilità che cambiano anche quelli ogni anno portandosi dietro la compatibilità con le versioni aggiornate. Necessitano poi di uno spazio tutto per loro e in molte famiglie finiscono nelle camere dei ragazzi.
Questi computer onerosi continuano ad essere l'unica soluzione per chi con essi deve lavorare tutti i giorni per applicazioni specialistiche come la programmazione, la grafica, i CAD...
Avvicinandosi Natale sono in molti a porsi il problema di acquistarlo per casa o per se stessi. Quando chiedono consiglio al negoziante o all'amico si sentono ripetere sempre la stessa domanda: "A che cosa ti serve?... che ci devi fare?". Alle volte viene da rispondere "Niente", altre "Come faccio a saperlo se non ci provo prima". Molto più frequentemente si finisce per rispondere le solite cose, che poi sono quelle a cui proprio nessuno vuole rinunciare e il più delle volte il massimo che l'utilizzatore medio finisce per fare: "Scrivere e stampare, fare di conto, tenere alcuni archivi e aggiornarli, andare su Internet a visitare i siti e a scambiare la posta. Poi ci sono anche i videogiochi, ma per quelli abbiamo anche già la consolle collegata alla tele".
A questo punto amici e rivenditori consigliano un processore abbastanza aggiornato, anche se non al top, memoria standard del momento e... di tenersi bassi con la spesa... magari per comperare qualche periferica migliore. Così il signor Rossi torna a casa come un mulo carico di pacchi e già che c'è per strada passa anche a prendere il mobile, anche perché sa che una volta dentro la moglie gli chiederà: "E adesso dove la mettiamo tutta questa ferramenta?".
Noi che leggiamo Nomadware sappiamo che quello che serve te lo puoi anche solo portare addosso: un buon PDA, ad esempio. A casa però ognuno dovrebbe avere il suo e non sempre questa è la scelta migliore, anche perché per fare dialogare troppa tecnologia bisogna essere dei tecnici e allora tanto vale rinunciare subito. Ecco quindi che finiamo anche noi per comprare il computer per i figli e per la casa. Le cose però stanno per cambiare e forse sarà la volta buona che riusciremo a fare scomparire queste scatole di schiavitù che sono i PC, almeno laddove possiamo fare a meno di essere dei power users (e quanti lo sono veramente - anche fra le pareti domestiche?...).

La rivoluzione in corso che affianca quella della mobilità extra-domestica si appoggia sempre più su un Internet ancora poco preparata (quella europea in genere ha prestazioni dieci volte inferiori di quella statunitense), ma non bisogna lasciarsi confondere: funziona benissimo anche senza e soprattutto senza fare ricorso ad alcun ASP, come .Net, l'ultimo investimento di Microsoft e associati.
Si chiamano Internet Appliance, infatti, i nuovi prodotti che stanno entrando nei nostri mercati proprio in questi giorni, anche se qui da noi nessuno li ha ancora visti. Forse arriveranno nelle boutique dell'informatica, mentre il loro vero posto dovrebbero essere gli ipermercati. Alcuni di essi li abbiamo già incontrati nei numeri precedenti, ancora come sperimentazioni, come quelle di Ericsson o quelle di Siemens, due delle aziende più impegnate in questo ambito. In particolare, Ericsson pilota lo sviluppo di quello che al momento rappresenta il cardine principale di queste tecnologie di mobilità indoor: il protocollo Bluetooth e i suoi apparati (che presentiamo meglio in una scheda tecnica).
Larry Allison affermava in faccia a Gates circa 5 anni fa che il PC era un device ridicolo e patetico a cui contrapponeva un'idea di Oracle e di Sun che battezzava NetComputer: un computer in rete senza hard disk perché basato sul lato server. Di fatto questi assomigliavano ancora troppo a dei terminali passivi, costavano cari e si poggiavano su un linguaggio, quello Java, che si è scoperto essere molto esigente di risorse, complesso e meno efficiente di quanto si poteva sperare. Nelle aziende alcuni modelli hanno fatto la loro comparsa, assieme alla risposta di Gates, i NetworkPC (ovverosia delle macchine con hard disk economiche in rete) ed altri oggetti più flessibili. Dove invece questa filosofia non aveva ancora fatto presa era nella dimensione personale e domestica.

Le Internet Appliance (altresì dette Information Appliances) rappresentano oggi forse il primo inizio della realizzazione concreta e diffusa di questo progetto. Il termine "appliance" in inglese richiama l'idea di oggetti d'uso comune, degli elettrodomestici come il tostapane o il frullatore. Sembra una bestemmia parlare di computer come se fossero aspirapolvere, ma la liberazione passa proprio di lì. Se il computer fosse facile come un telefono, che male ci sarebbe? Ecco dunque che fra le IA troviamo gli SmartPhone, i Set-Top-Box, i Web Pad, i dispositivi wireless come cellulari wap e handheld, fino agli ultimi arrivati, gli e-PC. Questi oggetti non sono destinati a sostituire i PC ovunque, ma solo fra le pareti domestiche, lasciando che i fratelli maggiori possano fare al meglio il compito per cui sono destinati: la stazione di lavoro (workstation). SI tratta di macchine nate all'insegna dell'ottimizzazione e della scalarità, sull'esempio felice e geniale delle Playstation di Sony. I processori ad esempio non serve che siano sempre più potenti, ma casomai sempre più smart, come gli Hitachi, NEC, National Semiconductor (che ha annunciato nuovi PC-on-a-chip per Set-Top-Box TV, Thin Client e WebPad) e soprattutto i Transmeta. Lo stesso vale per la RAM, la cui escalation in ambito workstation è divenuta paradossale nell'ambiente domestico; ancor più vale per le memorie di massa destinate gradualmente a venire sostituite da prodotti più agili come le memory card (trend avviato da Sony) e i removibili miniaturizzati (come le soluzioni di Iomega). La rete domestica (basata su BlueTooth o sugli "Airport" di Apple e Lucent) diventerà il perno del cambiamento, perché è proprio grazie ad essa che si potranno avere apparecchi diversi, ognuno dedicato ad un compito, in grado di parlare fra di loro, così che, quando si tratterà di aggiornarsi a fronte di una necessità non occorrerà cambiare il sistema intero.

Come dicevamo, questi prodotti si dovrebbero trovare nei supermercati al prezzo delle radio, invece il loro prezzo da PC di fascia medio-alta fa sì che nessuno sia ancora interessato a comprarli e quindi, fatto salvo per la discutibile proposta delle webTV, restano relegati al di fuori del circuito commerciale.
È il caso ad esempio dell'Airboard di Sony, la cui base si collega in modalità wireless alla rete fino a 90 metri di distanza, mentre nello stesso modo lo schermo piatto può essere portato per tutta l'abitazione, funzionando con un sistema touch-screen, oltre che per andare su Internet, per vedere DVD o per accedere alle Memory Stick. Il tutto per poco più di 3 milioni http://www.world.sony.com . Per un milione e mezzo si può comprare il WebPhone da Telecom Italia, un telefono digitale ISDN con cui accedere a Internet, navigando da tastiera o da schermo touch screen. Per una cifra meno che dieci volte inferiore si può invece avere il Sirio 187 sempre di Telecom per ricevere e inviare SMS fino a 640 caratteri ed eMail in un semplicissimo display: Al mercato decidere quale di queste ultime due soluzioni risulterà la più "smart"? http://www.187.it

Decisamente più centrata la proposta di 3Com che, oltre allo spin off di Palm ha fondato una divisione per l'Internet Radio. Quest'ultima è uscita sul mercato con una vera e propria radio old fashion, come le valvolari del nonno, che, invece di collegarsi alla Rai o a RMC si collega ai 5 mila canali che in tutto il mondo trasmettono via Internet. Kerbango 100 e costa come una radio ancora molto cara, o come un sintonizzatore HI-FI di lusso, essendo da poco in distribuzione negli USA a 300 dollari http://www.kerbango.com.

Di Audrey abbiamo già accennato nei numeri scorsi, la vera IA di 3Com, che su uno UNIX leggero (QNX) rende la piattaforma Palm un prodotto domestico con uno schermo touch screen. Più tradizionale, anche se come PC appare originale, l'iPaq Home Internet Appliance è la versione da tavolo del Windows CE di Compaq. Il computer fa da base a un monitor ultrapiatto 800x600 a colori ed è collegato alla tastiera tramite porta IrDA, quest'ultima essendo affiancata a 4 porte USB, connessione alla rete e a Internet, anche grazie al modem interno 56 Kb. Casse e collegamenti a Hi-Fi e altri apparecchi sono fra le potenzialità promesse per il prodotto appena commercializzato in USA ed in attesa di poter venire distribuito negli altri paesi. Un catalogo particolarmente nutrito è stato infine approntato dal produttore di monitor Viewsonic http://www.viewsonic.com che vanta 10 dispositivi, fra cui gli i-box che sarebbero simili alla linea ibrida iPaq di Compaq.

Del tutto innovativa l'interpretazione di Sony che starebbe per mettere sul mercato un prodotto che potrebbe rivelarsi rivoluzionario. Il suo nome è E Villa™ e gli dedichiamo un articolo più oltre.

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