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Il
contributo dellinformatica alla formazione |
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Teledidattica e apprendimento (parte 1)
Questo vuole
essere il primo di tre articoli con cui iniziamo a proporre alcune considerazioni
sui contributi degli strumenti informatici e telematici allapprendimento
allo scopo di precisare gli obiettivi e il modello concettuale con cui
opera il Laboratorio Sistemi di Apprendimento, un gruppo di lavoro sperimentale
che allinterno della DDPIV sta realizzando progetti quali la teledidattica
e le stesse risorse intranet che state utilizzando. Se nel terzo articolo
approfondiremo le questioni dellapprendimento che si realizza tramite
la messa in comune della cultura e della prassi organizzativa e di lavoro
con il supporto delle nuove tecnologie, in questo e nel prossimo prenderemo
in considerazione lo specifico argomento della formazione nella nostra
azienda. Missione Impossibile Il concetto di formazione è - in fondo - di recente acquisizione. Nelle organizzazioni questo spostamento concettuale ha coinciso con unapertura alla possibilità di insegnare, non solo le tecniche, ma anche la "saggezza" culturale, nella gestione aziendale: un obiettivo che alcuni (P. L. Celli) hanno criticato provocatoriamente reputandolo paradossale, romantico, e il più delle volte impossibile. Nel tempo anche questo modello però ha subito gli effetti di uninflazione che, come reazione, ha fatto in molti casi tornare indietro lattività educativa in azienda di almeno ventanni. Un effetto positivo questa crisi lo ha comunque sortito: quello di ricondurre una certa mistica professionale a concetti meno astrusi e più pratici. Ci si rende conto che la formazione è soprattutto una condizione educativa e quindi legata al trasferimento efficace di conoscenze e di comportamenti. Generalizzando si possono distinguere le attività formative in relazione ai loro obiettivi come:
Anche se allapparenza alcune prospettive possono sembrare più nobili e complesse delle altre, le cose non stanno affatto così. La professionalità formativa è una questione pratica: delle tecniche teoriche e delle teorie delle tecniche raffinate, ma concrete e non una missione sociale idealizzata ed utopica. Se mai vè, la complessità sta casomai nella capacità di combinare in maniera armonica e strategica tutti e tre i livelli e questi a loro volta con la vita organizzativa: la comunicazione e il lavoro. Se da un lato la crisi di questi tempi offre il destro a chi intende squalificare la formazione, dallaltro consente di sperimentare e realizzare esperienze nuove ed efficaci. Le nuove tecnologie, tradizionalmente tenute fuori dalla porta delle attività formative, stanno rientrandovi con nuovo vigore. Alcuni vorrebbero che sostituissero lapporto diretto della relazione didattica, mentre il loro vero fine è quello di potenziarla. Il professionista dellapprendimento però deve convincersi che il suo lavoro si realizza ad altri livelli. Che ad esempio il narcisismo del bravo educatore alla Rousseau o le performance carismatiche sullo stile del film Lattimo fuggente fanno parte del passato. Occorre più tecnica e meno protagonismo. Ascoltare meno le lusinghe dei partecipanti e più la voce dellorganizzazione, misurando lefficacia del proprio operato. Il fatto forse più paradossale è che occorre insegnare questo orientamento a dei committenti che solo allapparenza si manifestano pragmatici e focalizzati, ma che allatto pratico sono spesso condizionati dagli indici di gradimento e restii a vedere nella formazione qualcosa di diverso da un fringe benefit consolatorio. Se si riesce
a superare questo livello, buttando giù dal dirigibile queste zavorre
pseudo-sentimentali di comodo, si può scoprire che esistono tecniche
e modelli operativi in grado di renderci molto più precisi nel
lavoro di insegnare e di favorire lelaborazione conoscitiva per
far sì che il fine della professione diventi leccellenza
nellapprendimento e nellempowerment delle competenze e degli
stili, in unorganizzazione armonica e focalizzata con efficacia. Chi sinforma non sa Viviamo in
una società in cui la velocità è diventata uno dei
valori irrinunciabili e discriminanti. Anche se quello che facciamo con
il computer non prevede performance particolari, quando andiamo a comprarne
uno passiamo sopra al fatto che stia bene con gli altri mobili, che abbia
un monitor che non affatichi la vista o che sia ricco di dispositivi supplementari
o di memoria: semplicamente chiediamo se è il modello più
veloce. Vogliamo sempre lultimo programma, anche quando siamo consapevoli
che sarà solo peggiore. Abbiamo bisogno di essere presenti dove
si svolgono i fatti non accettiamo di sapere le cose tardi. Così
non abbiamo tempo per digerire, presi come siamo a divorare. La cultura
si basa sulla saggezza, la saggezza sulla conoscenza e la conoscenza sullapprendimento,
sullelaborazione delle esperienze; le esperienze a loro volta sulle
informazioni di cui disponiamo. Se siamo presi completamente nel giogo
dellupgrade informativo, se siamo costretti a correre ogni giorno
dietro al "nuovo" non abbiamo tempo per comprendere, ma solo
per assumere informazioni e tuttal più applicarle.
Oggi come oggi nessun modello formativo può prescindere dallaggiornamento
e quindi dallacquisizione di informazioni aggiornate. Questa fase
va però vista in un equilibrio armonico con quella di sedimentazione
culturale. Bisogna destinare al primo obiettivo risorse diverse da quelle
del secondo. In azienda occorre fornire un aggiornamento costante tramite
riviste e altre forme di comunicazione interna come le risorse telematiche
e lo si deve fare sia per favorire la competitività economica che
per contrastare leffetto di rapida obsolescenza delle risorse umane.
Daltro canto occorre soffermarsi a lungo sui modi per fare elaborare
le conoscenze alla gente e costruire percorsi pedagogici con alti obiettivi
di sviluppo della cultura gestionale dimpresa. Occorre cambiare,
ma occorre farlo con saggezza. Perché usare il computer Per realizzare una formazione di questo tipo è dunque veramente indispensabile fare ricorso al computer e alle reti? Certamente no. Soprattutto se non si sa esattamente che cosa si va facendo, quali siano i limiti, i vantaggi e le tecniche. Più in generale occorre pensare in maniera sistemica: il computer è un sistema che può funzionare solo in un contesto che lavori come un sistema di ordine e complessità superiori. Non si deve pensare al computer come ad una macchina che riduca la complessità, ma piuttosto che la incrementa governandola, però, meglio e potenziandone gli effetti. Chi pensasse che il computer snellisce il sistema che lo contiene ragiona come chi cercasse di montare il motore di un Jumbo Jet su un VeloSolex. La storia della formazione pullula di fallimenti nellutilizzo del computer nella didattica (molte esperienze nei CBT, CAI, eccetera insegnano), così come fu a suo tempo per listruzione programmata dellinfelice grande profeta del condizionamento operante, Skinner. Allora perché riprovarci? Perché quei fallimenti non dipendavano tanto dal mezzo, quanto dal progetto. Quello era meccanicistico, questo sistemico, quello escludeva la funzione critica e quella creativa, questo si basa su di esse, quello riduceva al minimo lapporto della relazione diretta e le componenti umane nello sviluppo dellapprendimento, questo si basa su di esse, anzi si limita a proclamarsi un complemento didattico e non unesperienza educativa. La persona assolve il fine educativo seguendo un progetto e un processo educativo, mentre la didattica, intesa come tecnica trasferimento di informazioni e conscenze, ha un programma operativo e fa ampio ricorso a una strumentazione che facilita le sue operazioni. Usare bene un computer facilita laccesso alle informazioni e lo studio. Non sempre è così e luso del computer non esclude né il ricorso alla carta, né momenti di ripasso. Tuttavia, come vedremo, se lo studio con il computer ha di questi limiti, è anche vero che con questo mezzo operazioni creative e non solo di assorbimento sono facilitate come pure lo sono i momenti di dibattito e confronto che possono superare i vincoli del setting didattico tradizionale. (prosegue...) |