| La formazione a distanza ed il Knowledge Management | ||
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Sempre più si sente parlare, nelle scuole di management e negli osservatori internazionali, di Knowledge Management. Molte grandi imprese fra cui alcune italiane (ISVOR-FIAT e Telecom italia fra le prime) stanno lavorando in gran segreto su quella che sembra profilarsi come una rivoluzione cartesiana nelle teorie organizzative e nelle tecniche manageriali. Anche in ENEL-Corporate ci sono persone che stanno studiando questo approccio e in questo caso sembra doversi coniugare con le nuove tecniche di apprendimento-formazione. Il KM è un concetto che nasce dagli studi sulle learning organizations (tanto per intenderci, gli stessi che hanno ispirato la fabbrica integrata con cui la FIAT ha organizzato stabilimenti come Melfi) e può essere descritto come la formalizzazione, il monitoraggio e l'ingegnerizzazione dei processi che governano la
delle conoscenze in un'organizzazione, con il supporto delle nuove tecnologie. Le tecnologie di cui si va parlando sono quelle delle reti e dell'archiviazione di ultima generazione. Per quanto concerne l'archiviazione, una forte incidenza assume l'organizzazione dinamica dei dati nota come Data Warehousing. Si tratta di una gestione che correla gli archivi con il sistema decisionale, quello della comunicazione e i flussi di lavoro. I Knowledge Repositories comprendono documenti come:
Gli ambienti di rete comprendono tecnologie:
Si tratta quindi per molti versi di un modello socio-tecnico rinnovato, in cui i contenuti di natura socio-gestionale possono contare su una potente infrastruttura figlia delle nuove tecnologie. Formazione a Distanza Esite un progetto nazionale già avviato in ENEL per somministrare in rete Intranet i corsi di formazione. I tempi di questa realizzazione stanno però prolungandosi oltremodo. La ragione di questo scarto temporale potrebbe risiedere proprio in una riorganizzazione della formula e di un suo potenziamento alla luce di queste finalità manageriali. Anche in questo caso si percorrono strade già tracciate in altre realtà. Bisogna però guardarsi dalle semplificazioni. Le nuove tecnologie amplificano le possibilità formativo-didattiche, ma hanno molti limiti e controindicazioni. Fra queste i costi delle macchine e delle infrastrutture, la fornitura dei contenuti, ma soprattutto il sistema motivazionale (che al momento ricalcherebbe la soluzione degli accreditamenti utilizzata in molte università italiane), il know-how pedagogico e l'ambiente di apprendimento ("il campus") con i suoi attori (docenti, tutor, moderatori, facilitators...), gli strumenti (libri, articoli, agenti, ambienti di socializzazione...) e le aperture (al sistema di valutazione aziendale, da un lato, e al mondo delle conoscenze esterne, dall'altro). Un errore che si potrebbe rischiare di riprodurre - come da altre parti è avvenuto - sarebbe quello di intendere queste soluzioni, anziché come un momento di empowerment (in sintonia con i principi del knowledge management) come una soluzione per tagli e risparmi, con il conseguente impauperimento delle conoscenze e delle capacità. Una struttura formativa e di conoscenze basata su presenze e un sostrato fisico (i formatori, le aule, i gruppi...) ha bisogno di continuare ad esistere. Basta andare a vedere che cosa è avvenuto nelle cosidette comunità virtuali (Howard Rheingold, Comunità virtuali, Sperling & Kupfer, Milano, 1994), che per continuare a vivere avevano bisogno di ricorrenti momenti di incontro fra partecipanti. A confermare queste considerazioni si è svolta a Torino la settima Word Conference on Continuing Engineering Education che ha raccolto fra i massimi rappresentanti mondiali di ingegnerizzazione dell'educazione permanente. Potete leggere alcuni momenti di questo simposio di lavori in un articolo riportato in questo numero del bollettino DDPIV. E.M. |